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«Non parlate da tempo su Facebook.»

21 novembre 2009 - 15:13 di Peppe

«Scrivi sulla sua bacheca»

E va bene, lo so, fai anche bene a ricordarmelo, nel caso io lo dimentichi di importunare qualcuno dei miei contatti per un po’ di tempo (e nel contemporaneo caso egli non importuni me per la q di tempo che hai deciso).

Ma chiedermi di riportare a visitare te, o sommo social network dal nome e cognome obbligatorio, grazie a notifiche che il mio friend riceverà dopo la mia azione, mi sembra un po’ esagerato. È pur vero che senza questa tua salvifica operazione io potrei dimenticarmi di alcune persone, ma tu, o essere immondo che hai riversato in rete orde di barbari senza divinità, che credono a qualsiasi pollaggine gli si propini, tu, proprio tu, mi stai chiedendo di stuzzicare uno di questi che di te si è stancato, A TORNARE ONLINE?? Tu non ti rendi conto della gravità delle tue azioni, in un ottica di ecologia della rete.

(onde evitare che qualcuno pensi male di me: ho messo fb in italiano giusto il tempo di copiare quella frase)

Crocifisso si, crocifisso no? no.

6 novembre 2009 - 10:22 di Peppe

Era da un paio di giorni che volevo scrivere questo post, e me ne ero anche lamentato. Datosi che in blogosfera si ripetono spesso le stesse cose, vi segnalo un po’ di opinioni condivisibili: Sui crocifissi condivido l’opinione di un prete, Il crocefisso e i ruffiani, Crocifissi e stoccafissi.

Il mio contributo è questa storiella qui:

Giufà e il chiodo:

Giufà era sempre al verde e, disperato, decise di vendere la sua casa.
Trovato l’acquirente, pose solo una condizione per la vendita: – La casa diverrà tua, ma questo chiodo piantato nel muro deve restare per sempre mio – disse.
Il compratore accettò la condizione senza riserve e l’affare fu fatto.
Dopo qualche settimana, Giufà bussò alla porta del nuovo proprietario ed entrò in casa, si diresse verso il chiodo e vi appese un sacco.
Dopo qualche giorno ritornò, si riprese il sacco e appese al chiodo un vecchio abito.
Col tempo le visite di Giufà cominciarono a farsi giornaliere e, spesso, anche per più volte al giorno e sempre prendeva ciò che era appeso e metteva una nuova cosa.
Le visite continuarono ininterrotte in qualsiasi ora del giorno
Un giorno Giufà spuntò con lo sterco di un asino e, sotto gli occhi sbalorditi degli inquilini, appese al chiodo quell’ammasso puzzolente.
Il proprietario, spazientito, urlò: – Non ti lascio ammorbare la mia casa, porta via questo schifo!
Giufà, con la sua solita calma, disse: – Vedi, io ti ho venduto la casa, ma il chiodo resta mio. Ho tutto il diritto di appendervi quello che voglio e se tu non sopporti non so cosa farci! Puoi scegliere di andartene, ma non chiedermi nemmeno un soldo indietro..
Il proprietario non riuscì a sopportare le incursioni di Giufà e se ne andò via lasciando la casa a Giufà.
Giufà si prese la casa e non restituì nemmeno un soldo. [tradizione popolare]

La pura verità :D

18 ottobre 2009 - 3:36 di Peppe

religiouslogic

:biggrin: :biggrin: :biggrin:

via Beggi.info

[UPD] Informarsi, prima di dire cazzate, no?

7 ottobre 2009 - 15:26 di Peppe

repubblicagmailpasswordrubate

UPDATE: Magari questo c’entra qualcosa.

Questo diceva la Repubblica ieri (e probabilmente anche altri, ma l’esempio è bastevole). Ora, giusto come scrive Paolo Attivissimo, sarebbe una cosa molto malvagia fare scrivere di un qualsiasi argomento solo a qualcuno che lo conosce?

Tralasciamo, tanto ormai dovremmo arrenderci (MAI!) sul fatto che si usi il termine hacker invece del più appropriato cracker, ma dire “Gmail è stata attaccata” quando ad essere stati colpiti sono dei POLLI che hanno inserito le loro credenziali in form su siti diversi da google, mi pare quantomeno un’imprecisione, una grossa esagerazione: ridicolo far passare una serie di disattenzioni degli utenti, non sappiamo quanto estesa nel tempo, per una vulnerabilità del servizio.

Infatti, se ho letto bene il post di Mashable, si tratta semplicemente di phishing, ossia nulla che abbia a che fare con la sicurezza del servizio, solo con la stupidaggine degli utenti:

In ambito informatico il phishing (”spillaggio (di dati sensibili)”, in italiano) è una attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale, ed è utilizzata per ottenere l’accesso a informazioni personali o riservate con la finalità del furto di identità mediante l’utilizzo delle comunicazioni elettroniche, soprattutto messaggi di posta elettronica fasulli o messaggi istantanei, ma anche contatti telefonici. Grazie a messaggi che imitano grafico e logo dei siti istituzionali, l’utente è ingannato e portato a rivelare dati personali, come numero di conto corrente, numero di carta di credito, codici di identificazione, ecc. Continua »

In giro c’era anche chi dava ragione al terrorismo giornalistico fatto dai media a riguardo, questo atteggiamento è da vedere come quello di un genitore che dice una bugia a fin di bene, ma abbiamo visto che anche questo non è positivo (curioso il fatto che La Repubblica dica entrambe le cose, no? :biggrin: )

aggiungo: qui ne parla la bbc.

Su facebook non sei MAI solo. C’è anche tua nonna

3 ottobre 2009 - 16:07 di Peppe

E intendi la mia affermazione nel senso negativo, o almeno come monito.

Tutto quello che scrivi potrebbe essere visto dalle persone più disparate, da tua madre (cache)(source), al tuo prossimo datore di lavoro, a, potenzialmente tua nonna.

Quindi, signori, attenzione a quello che scrivete o pubblicate sulla vostra bacheca, nessuno pensa di spiarvi, perché tutti sanno benissimo che voi sapete (perché lo sapete, e se non è così suicidatevi cancellando il vostro profilo) che tutto quello che pubblicate è visibile ai vostri contatti o a tutti (dipende dalle impostazioni di privacy, e voi non avete nulla da nascondere, vero?).

Allora perché pubblicare centinaia di link al giorno dicendo «guarda che sono depresso», «quella/o li non mi considera e voglio far credere di essere in un lago di lacrime», et similia? Io non lo so, ma voglio sperare che non se ne rendano conto. Peggio per loro. muahahahah.